Anch’io ieri ho partecipato al corteo di Reggio per la pace in Palestina. Davanti a quella folla che chiedeva pace ho avuto qualche sussulto, ho percepito ancora l’idea di voler essere dalla parte giusta pensando che non sarei mai andata ad una manifestazione organizzata da Israele. Ho condiviso la loro indignazione, certo non tutti gli slogan, in nome della laicità che non è mai da perdere di vista. Il gesto isolato della bandiera bruciata, ripetuto ormai come rituale in altre città, e per altre guerre, è stato subito condannato.
Ora mi sento di dover fare un passo indietro, per uscire dalla “trappola” della guerra giusta, di cambiare registro di ragionamento, nonostante i momenti terribili che stanno vivendo donne bambini e uomini.
La storia dell’umanità è già abbastanza piena di “morti/e necessari/e”, non sono forse piene di “morti necessari” le guerre sante agite per portare la parola di un dio a chi aveva altri dei, ad ogni latitudine del mondo ? Non sono forse piene di “morti necessari” le guerre coloniali e imperialistiche di un popolo sull’altro per sfruttare e rubare le ricchezze?
Per giustificare tutto questo abbiamo/hanno coniato delle bellissime parole come: guerre sante, guerre giuste, guerra di resistenza, bombe intelligenti, attacchi chirurgici, legittima difesa… e dall’altra parte, dalla parte di chi non è così del tutto convinto che la guerra sia la soluzione dei conflitti, timidamente detti pacifisti, ma con qualche riserva: pacifisti realisti o pacifisti moderati…e via dicendo.
Sembra che per “dare la vita” ad alcuni, la si debba matematicamente togliere ad altri.
Ebbene questa storia non mi appartiene, l’ho subita e la subisco come chi, muore sotto le bombe. Non è un caso che nel mondo ci sono tanti movimenti di donne pacifiste, la violenza non ci appartiene
Non riesco ad immaginare un summit dove si decide un intervento armato, composto da donne o con donne favorevoli. E anche qui, per favore evitiamo il solito elenco di quelle due o tre donne al mondo che, seguendo tracciati maschili, da maschi si comportano. Questo semplicemente perché la storia delle donne è diversa dalla storia degli uomini, allora perché non cercare di “ vedere con altri occhi” possibili altre strategie, è forse troppo tardi e forse impossibile cambiare le nostre vite? La “parola e il dialogo” invece dell’ ”azione violenta”, non sarà mai possibile?
Le donne sono abituate a “dare la vita” senza chiedere nulla in cambio.
Perché, ancora non è venuto il momento di aprire il pensiero unico, e far parlare i due pensieri: donne e uomini, insieme?
E ora di uscire dalla logica di “guerra giusta /guerra sbagliata”.
La storia ci racconta che ogni volta, sbagliata o giusta, sempre guerra è, sempre strazio, morti, e sofferenze per tutti. Non ci dobbiamo accontentare e fare affascinare dalla guerra “giusta”.
La guerra deve diventare un tabù della nostra vita.
I nostri ideali schierati ora con gli uni, ora con gli altri non ci porteranno a nulla di nuovo. Così facendo non ci rendiamo conto di essere consoni e funzionali alla macchina della guerra. La guerra di questo ha bisogno: di gente che si schieri ora con gli uni ora con gli altri, di questo si nutre, il potere di questo vive.
Uscire dalla logica del “potere del predominio” non sarà facile, ma come gli uomini si stanno interrogando sul perché di tanta violenza alle donne, si devono anche interrogare del perché, l’uso della violenza è così “dentro” il loro agire”.
In questi giorni di crisi economica, qualcuno, azzarda dire che il sistema capitalistico non regge più. Per chi soffre la povertà, è da tempo che questo sistema non reggeva, ora che anche chi questo sistema lo voleva, viene lievemente danneggiato, allora c’è allarme. E’ dentro quel sistema senza giustizia, che il seme della violenza prolifica. L’uso del potere richiede prevaricazione, l’uso della forza e prepotenza amorale.
Non sono i confini di uno stato che devono essere messi in discussione, Dopo un conflitto ne viene un altro e un altro ancora, se non si scardina alla base il pensiero delle logiche di potere e soprafazione degli uni sugli altri. Ora che quei tre quarti di mondo sfruttato, si sta mettendo in moto, temo ancora nuovi e gravi conflitti.
Non sono i racconti dei morti straziati a mettere fine alle sofferenze degli uni a discapito delle sofferenze degli altri, a costruire la pace.
E’ ora di dire basta alle morti “necessarie”.
E ancora il caso di dire: per favore, non in mio nome
Carmen Marini
domenica 4 gennaio 2009
Tre mail "reggiane" su Gaza: 2. quella di Carmen Marini
mercoledì 17 dicembre 2008
In nome della parità tra i sessi: donna partorirai nel dolore e lavorerai fino a 65 anni, di Carmen Marini
Con un semplice…decreto, cancelliamo tutte le disparità.
Ho paura che l’idea di cancellare le disparità attraverso l’adeguamento della ” vita” delle donne alla “vita” degli uomini sia l’ennesimo inganno di una società a “misura d’uomo”, che non vuole capire che non di parità fra i sessi si deve parlare ma di diritti della differenza. Forse che le libertà conquistate negli anni settanta non sono ancora state digerite? Direi proprio di si e si vede.
Vogliamo cancellare la (libera) maternità, la cura che le donne dedicano alla famiglia, ai figli, alle persone svantaggiate che hanno vicino, agli anziani, agli uomini che hanno accanto, e al loro diritto di un lavoro anche fuori casa, con un decreto? Vogliamo dire che le donne devono essere uguali agli uomini nonostante i dati confermino che la disoccupazione e gli stipendi delle donne siano notevolmente inferiori? Vogliamo dire che le donne sono uguali agli uomini quando sono semplicemente “fuori” da tutti gli organismi di potere o, quando ci sono, fanno decorazione. Per favore a questo punto eviterei l’esercizio di nominare quelle tre o quattro donne che nel mondo si fanno interpreti di poteri al maschile.
Vogliamo rendere le donne pari agli uomini nel momento dell’uscita dal lavoro e del ” prima “chi se ne occupa? durante la propria vita ogni donna dedica alla cura della casa mediamente 5 ore a fronte di 1 degli uomini, sposata o non sposata, cosa per altro di cui andiamo fiere. La donna, se sola, ha più difficoltà a trovare lavoro e casa, per arrivare a dati più gravi che ci dicono che la prima causa di morte per le donne è la violenza subita da mariti compagni, famigliari, conoscenti, sconosciuti o ex. Vogliamo negare gli effetti del patriarcato? Vogliamo dire: scusate, ci dispiace, basta, abbiamo scherzato e con un colpo di spugna cancellare tutto quello che la storia e la religione hanno fatto subire alle donne?
Non mi sembra.
Nell’ultima finanziaria si sono tolti i soldi per il piano nazionale contro la violenza alle donne, i soldi per gli asili nido, i fondi per il sostegno all’imprenditoria femminile.
Non c’è nessuna volontà di riconoscere il lavoro di cura che le donne quotidianamente svolgono in quella famiglia tanto “decantata” ma che noi donne dobbiamo dire: tanto sconosciuta e abbandonata.
Poi d’un tratto sentiamo parlare di parità, ma è un sogno.
Svegliamoci, presto, la caccia alle streghe è dietro l’angolo.
lettera pubblicata dalla Gazzetta di Reggio Emilia il 16-12-2008
lunedì 15 dicembre 2008
Auguri a chi crede ... (ovvero: i nostri auguri)
auguri a chi crede che donne e uomini abbiano gli stessi diritti
auguri a chi crede che non ci sia pace senza giustizia sociale
auguri a chi crede che la vita debba essere felice “in terra”
auguri a chi crede che la famiglia sia dove c’è amore e rispetto
auguri a chi crede che offendere la dignità delle persone sia “peccato”
auguri a chi crede che non dare casa e lavoro a chi non ha nulla , sia peccato
auguri a chi crede che non “vedere” le mafie sia peccato
auguri a chi crede che la guerra sia peccato e non sia mai “giusta”
auguri a chi crede che ribellarsi alle ingiustizie sia un dovere di tutti gli individui
auguri a chi crede che pensare solo al proprio interesse sia peccato
auguri a chi crede che sia possibile non credere in nessun dio
auguri a chi cerca di vivere nella giustizia e nella pace,
qui e ora, per sé e per gli altri!!!