In base ad un decreto legge del 2 giugno del 2001, voluto dall’allora ministra Turco, e varato a parlamento chiuso pochi giorni prima dell’avvento del redivivo Berlusconi, le vecchie IPAB furono trasformate in ASP (Aziende di Servizi alle Persone) destinate a diventare – nelle intenzioni della Turco – uno dei fulcri di quel processo di esternalizzazione dei servizi volto a rovesciare i criteri si sussidiarietà, a mettere fuori gioco i vecchi servizi pubblici e a diventare il motore dei nuovi servizi alla persona dell’allora nascente welfare mix.
In base a quella legge – peraltro mai discussa in parlamento - che demandava poi alle regioni la fissazione dei criteri attuativi in base ai quali poi mettere concretamente in piedi nel territorio le varie ASP, negli anni scorsi la Regione Emilia e Romagna ha varato un insieme di norme in base alle quali, entro e non oltre il 30 aprile scorso, le ex IPAB regionali dovevano trasformarsi in ASP, pena l’alienazione da parte dei comuni dei loro patrimoni.
Sono nate così in fretta e furia in Regione, fra il gennaio e l’aprile di quest’anno, 41 ASP, sei delle quali in provincia di Reggio Emilia: l’Opus Civium, l’OSEA, il S. Pietro e Matteo, la Magiera Ansaloni, il Progetto Persona e la Rete. In base alla legge regionale del 2 Marzo del 2003, poi perfezionata a più riprese, tutte queste neo-aziende sono state istituite dai comuni del distretto in cui operavano in precedenza come IPAB.