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martedì 1 giugno 2010

Comunicato Stampa - Dopolavoro 3 giugno 2010

Dopolavoro, ex anagrafe, Palazzo Comunale, Piazzetta della Frumentaria, giovedì 3 giugno dalle 18, 30, e per tutta la sera.

Di fronte a partiti e sindacati e a una società che chiede di tirare la cinghia e aspettare che, dopo la crisi, tutto torni come prima, c’è chi pensa che questo sia proprio il momento di cambiare, perché ogni crisi chiama il cambiamento, spinge ad ingegnarsi, a confrontarsi, a cercare altre possibilità. Proprio per questo in Italia non si vuole assolutamente parlare di lavoro, non si apre alcun confronto e si insiste perchè tutto resti com’è o peggiori, eliminando qualunque speranza. Il lavoro è l’ombelico del mondo e se cambia, cambia tutto, così si cerca di impedire che un altro punto di vista possa trovare cittadinanza, si opera per dividere i lavoratori, portare tra loro il conflitto, degradarli ad animali spaventati che non pensano. Al Dopolavoro, due grandi stanze e un bar dentro l’ex anagrafe nel Palazzo Comunale, da alcune settimane, esperienze diversissime attraversano le menti come un vento fresco e non era affatto scontato, per questo c’è molta soddisfazione tra gli organizzatori e tutti coloro che, spontaneamente, hanno deciso di collaborare al progetto, come 6donna, il gruppo che sta curando anche l’organizzazione del prossimo incontro, giovedì 3 giugno, con l’esperienza del Sottosopra.

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domenica 30 maggio 2010

comunicato stampa e invito per il giorno 3 giugno- Incontro con Lia Cigarini e Silvia Motta-

Giovedì 3 giugno alle ore 18,30- P.zza Frumentaria- Ufficio Ex Anagrafe, ingresso gratuito.

Alcuni dati. La rilevazione Istat del 2005 (ultima ) ci dice che il 13% delle Donne che lavoravano all’inizio della gravidanza, si dimettono nell’arco del primo anno di vita del bambino Le donne non abbandonano il lavoro, sono costrette a farlo. Il funambolismo quotidiano tra orari rigidi, mancanza di servizi, lavoro domestico, non è sempre possibile. Si deve rinunciare, a volte perché non si può entrare in Azienda con orario flessibile,(flerxi-time),ma si reputa il lavoro di cura  e le relazioni familiari come irrinunciabili. Spesso chi rientra in azienda dopo una maternità è guardata come se “fosse stata in crociera”(testimonianza da un’inchiesta della Comm. Pari Opportunità Nazionale) .Cinque giorni per otto ore,e comincia un logorio... I figli sono ancora affari delle Donne, no? Spesso non ci sono neanche i nonni per arrangiarsi. Molte si chiedono – Ho fatto un figlio per trattarlo così?- Perché l’Italia ha un tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa , 45-47%, ma  poco partime, troppo lavoro nero o grigio..

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domenica 23 maggio 2010

La Fabbrica che pensa - 29 Maggio, ore 16,30, Ufficio Ex Anagrafe Comune di Reggio E. - via S.Pietro Martire

di Clelia Mori

In una congiuntura economica drammatica dal punto di vista occupazionale ed esistenziale, in cui prevalgono  grandi difficoltà e incertezze per la vita quotidiana di tante famiglie, per i tanti/e che cercano lavoro, che lo perdono, che devono fare conti difficili con  salari, cassa-integrazione,  orari, senso di precarietà , parlare di un’Azienda che manda segnali di lavoro culturale, di formazione, di progettualità, è davvero un evento insolito. Margherita Dogliani, imprenditrice dolciaria con azienda a Carrara,  ha da tempo lanciato un progetto culturale che vede le Donne( in prevalenza) occupate nella sua fabbrica, non solo come  lavoratrici di un prodotto, ma  attrici di un progetto culturale.

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venerdì 12 marzo 2010

Ultimo avviso: Il lavoro sottosopra- DOMANI sabato 13 Marzo, ore 15, Palazzo Magnani

IL LAVORO SOTTOSOPRA (clicca qui per scaricare la locandina)

Incontro con Lia Cigarini e Silvia Motta, tra le autrici del Sottosopra “Immagina che il lavoro….”


DOMANI Sabato 13 Marzo, Ore 15 – 18,30  Sala Palazzo Magnani – Corso Garibaldi n.31


promosso da  . 6Donna e  Reggio Fahrenheit: Carla Colzi, Dino Angelini, Clelia Mori, Luisa ferrari, Tina Romano e Carmen Marini


Vi aspettiamo!

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mercoledì 10 marzo 2010

Il lavoro sottosopra- sabato 13 Marzo, ore 15, Palazzo Magnani

Il nostro evento è segnalato su Facebook

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domenica 7 marzo 2010

Il lavoro sottosopra- sabato 13 Marzo, ore 15, Palazzo Magnani

Volantino 13.3.10

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giovedì 19 novembre 2009

14 Novembre '09 - Fototeca e ringraziamenti!


Siamo molto content* dell'incontro di sabato, c'è stato dibattito vero. Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, soliti ad incontri, ci hanno detto che era la prima volta in assoluto che partecipavano ad un incontro così organizzato e partecipato. Gli stimoli dati dalle letture hanno dato la possibilità , anche a chi il libro non l'aveva letto, di condividerlo, e poi l'argomento è certamente molto sentito.
Per questo vogliamo ringraziare veramente tutti i presenti.
Anticipiamo a grandi linee il prossimo tema che sarà sul lavoro di uomini e donne, partendo dal manifesto "Immagina che il lavoro" pubblicato da Sottosopra, ci saranno naturalmente altri interventi ancora da definire.

f.to: 6donna (Luisa Ferrari, Carmen Marini, Carla Colzi, Clelia Mori, Tina Romano e Manuela Pecorari), Reggio Fahrenheit e Nondasola.

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venerdì 13 novembre 2009

Le donne sono cambiate. Gli uomini dovranno cambiare - 3

Dino Angelini


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giovedì 5 novembre 2009

Le donne sono cambiate, gli uomini dovranno cambiare - 2

Oggi parliamo ancora di violenza alle donne,
ma prendendo l’argomento da un’altra parte: dalla questione maschile, presentando il libro:
“La paura degli uomini, maschi e femmine nella crisi della politica
Dall’ultima di copertina abbiamo tratto il titolo inequivocabile:
”Le donne sono cambiate, gli uomini dovranno cambiare”.
E’ venuto il tempo di chiedere … agli uomini di interrogarsi. Alcuni uomini hanno iniziato questo percorso con il manifesto
“La violenza alle donne ci riguarda prendiamo la parola come uomini” (Leiss e fra i primi firmatari).
Il modello d’impronta maschile che esclude la parte femminile dal potere di pensiero ci parla della crisi della politica, pubblica e privata.
Pensiamo che le relazioni fra i generi, attraversino tutto il nostro vivere, e sia ora di prendere la parola in questa direzione per aprire nuovi scenari.
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Sabato 14 Novembre,
alle ore 16.00 presso l’Officina delle Arti, Via Brigata Reggio 29, Reggio Emilia
LETTURA E DIALOGO
ALLA PRESENZA DI LETIZIA PAOLOZZI ED ALBERTO LEISS

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L’iniziativa è organizzata da:
6Donna, Associazione Nondasola, con l’adesione di Emergency e Amnesty International, e, ovviamente, Reggio Fahrenheit
Questa volta l’incontro ha una formula nuova che comprende letture, domande e dialogo.
ATTENZIONE!!
Chiediamo una partecipazione attiva.
Per le letture, abbiamo bisogno di almeno 15 persone.
Attendiamo le vostre adesioni sollecitando in modo particolare, la partecipazione maschile:

fahre@email.it

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sabato 31 ottobre 2009

Le donne sono cambiate - Gli uomini dovranno cambiare

clicca sul manifesto per poterlo ingrandire!

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martedì 22 settembre 2009

La discussione politica “al tempo del colera”, ovvero i giornali locali e le imminenti regionali

di Leonardo Angelini

Da qualche tempo quando la mattina vado in edicola mi ritrovo di fronte alle manchettes pubblicitarie dei giornali locali che sparano i titoli più incredibili su ciò che accade in città: l’altro giorno c’era anche la “notizia” di un assalto di due bambini di tre anni ai danni di un loro coetaneo in una scuola materna.

Si ripete ciò che ormai accade da oltre 15 anni nell’imminenza di ogni elezione; ed anzi stavolta la rincorsa è stata presa con largo anticipo. Figuriamoci cosa accadrà fra un po’ di mesi!
Mi sbaglierò, però a me pare scontato che, di questo passo, non sia più possibile parlare e discutere realmente di politica, e che tutto ormai giunga a noi distorto e sotto forma di grida astiose e violente destinate scientemente a far montare in città ed in provincia l’odio di tutti contro tutti.
Forse sto esagerando, ma secondo me ci sono forze politiche che su quest’odio e su questa distruttività stanno costruendo, praticamente indisturbati, una rete di consenso destinata ad avvelenare gli storici pozzi reggiani della democrazia.
Ma, se è e vero anche un quarto di quel che dico, penso che in un clima reso così torbido e respingente ogni luogo di discussione che sorga diventi, oggi a Reggio, un’azione rivoluzionaria.

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lunedì 18 maggio 2009

Il coraggio dimenticato

di Roberto Saviano, da Repubblica on line
Chi racconta che l'arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica. Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull'onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti.

La cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, come dimostra l'inchiesta del GOA della Guardia di Finanza del marzo 2004, aveva deciso di riciclare il danaro della coca nell'edilizia in Belgio, a Bruxelles, dove per la presenza delle attività del Parlamento Europeo le case stavano vertiginosamente aumentando di prezzo. La cosca riusciva a immettere circa trenta milioni di euro a settimana in acquisto di abitazioni in Belgio. L'egemonia sul territorio è totale, ma il 12 dicembre 2008, due lavoratori ivoriani vengono feriti, uno dei due in gravissime condizioni. La sera stessa, centinaia di stranieri - anche loro, come i ragazzi feriti, impiegati e sfruttati nei campi - si radunano per protestare. I politici intervengono, fanno promesse, ma da allora poco è cambiato. Inaspettatamente, però, il 14 di dicembre, ovvero a due soli giorni dall'aggressione, il colpevole viene arrestato e il movente risulta essere violenza a scopo estorsivo nei riguardi della comunità degli africani. La popolazione in piazza a Rosarno, contro la presenza della 'ndrangheta che domina come per diritto naturale, non era mai accaduto negli anni precedenti.Eppure, proprio in quel paese, una parte della società, storicamente, aveva sempre avuto il coraggio di resistere. Ne fu esempio Peppe Valarioti, che in piazza disse: "Non ci piegheremo", riferendosi al caso in cui avesse vinto le elezioni comunali. E quando accadde fu ucciso. Dopo di allora il silenzio è calato nelle strade calabresi. Nessuno si ribella. Solo gli africani lo fanno. E facendolo difendono la cittadinanza per tutti i calabresi, per tutti gli italiani. Difendono il diritto di lavorare e di vivere dignitosamente e difendono il diritto della terra. L'agricoltura era una risorsa fondamentale che i meccanismi mafiosi hanno lentamente disgregato facendola diventare ambito di speculazioni criminali. Gli africani che si sono rivoltati erano tutti venuti in Italia su barconi. E si sono ribellati tutti, clandestini e regolari. Perche da tutti le organizzazioni succhiano risorse, sangue, danaro. Sulla rivolta di Rosarno, in questi giorni, è uscito un libretto assai necessario da leggere con un titolo in cui credo molto. "Gli africani salveranno Rosarno. E, probabilmente, anche l'Italia" di Antonello Mangano, edito da Terrelibere. La popolazione africana ha immesso nel tessuto quotidiano del sud Italia degli anticorpi fondamentali per fronteggiare la mafia, anticorpi che agli italiani sembrano mancare. Anticorpi che nascono dall'elementare desiderio di vivere. L'omertà non gli appartiene e neanche la percezione che tutto è sempre stato così e sempre lo sarà. La necessità di aprirsi nuovi spazi di vita non li costringe solo alla sopravvivenza ma anche alla difesa del diritto. E questo è l'inizio per ogni vera battaglia contro le cosche. Per il pubblico internazionale risulta davvero difficile spiegarsi questo generale senso di criminalizzazione verso i migranti. Fatto poi da un paese, l'Italia, che ha esportato mafia in ogni angolo della terra, le cui organizzazioni criminali hanno insegnato al mondo come strutturare organizzazioni militari e politiche mafiose. Che hanno fatto sviluppare il commercio della coca in Sudamerica con i loro investimenti, che hanno messo a punto, con le cinque famiglie mafiose italiane newyorkesi, una sorta di educazione mafiosa all'estero. Oggi, come le indagini dell'FBI e della DEA dimostrano, chiunque voglia fare attività economico-criminali a New York che siano kosovari o giamaicani, georgiani o indiani devono necessariamente mediare con le famiglie italiane, che hanno perso prestigio ma non rispetto. Altro esempio eclatante è Vito Roberto Palazzolo che ha colonizzato persino il Sudafrica rendendolo per anni un posto sicuro per latitanti, come le famiglie italiane sono riuscite a trasformare paesi dell'est in loro colonie d'investimento e come dimostra l'ultimo dossier di Legambiente le mafie italiane usano le sponde africane per intombare rifiuti tossici (in una sola operazione in Costa D'Avorio, dall'Europa, furono scaricati 851 tonnellate di rifiuti tossici). E questo paese dice che gli immigrati portano criminalità? Le mafie straniere in Italia ci sono e sono fortissime ma sono alleate di quelle italiane. Non esiste loro potere senza il consenso e la speculazione dei gruppi italiani. Basta leggere le inchieste per capire come arrivano i boss stranieri in Italia. Arrivano in aereo da Lagos o da Leopoli. Dalla Nigeria, dall'Ucraina dalla Bielorussia. Gestiscono flussi di danaro che spesso reinvestono negli sportelli Money Transfer. Le inchieste più importanti come quella denominata Linus e fatta dai pm Giovanni Conzo e Paolo Itri della Procura di Napoli sulla mafia nigeriana dimostrano che i narcos nigeriani non arrivano sui barconi ma per aereo. Persino i disperati che per pagarsi un viaggio e avere liquidità appena atterrano trasportano in pancia ovuli di coca. Anche loro non arrivano sui barconi. Mai. Quando si generalizza, si fa il favore delle mafie. Loro vivono di questa generalizzazione. Vogliono essere gli unici partner. Se tutti gli immigrati diventano criminali, le bande criminali riusciranno a sentirsi come i loro rappresentanti e non ci sarà documento o arrivo che non sia gestito da loro. La mafia ucraina monopolizza il mercato delle badanti e degli operai edili, i nigeriani della prostituzione e della distribuzione della coca, i bulgari dell'eroina, i furti di auto di romeni e moldavi. Ma questi sono una parte minuscola delle loro comunità e sono allevate dalla criminalità italiana. Nessuna di queste organizzazioni vive senza il consenso e l'alleanza delle mafie italiane. Nessuna di queste organizzazioni vivrebbe una sola ora senza l'alleanza con i gruppi italiani. Avere un atteggiamento di chiusura e criminalizzazione aiuta le organizzazioni mafiose perché si costringe ogni migrante a relazionarsi alle mafie se da loro soltanto dipendono i documenti, le abitazioni, persino gli annunci sui giornali e l'assistenza legale. E non si tratta di interpretare il ruolo delle "anime belle", come direbbe qualcuno, ma di analizzare come le mafie italiane sfruttino ogni debolezza delle comunità migranti. Meno queste vengono protette dallo Stato, più divengono a loro disposizione. Il paese in cui è bello riconoscersi - insegna Altiero Spinelli padre del pensiero europeo - è quello fatto di comportamenti non di monumenti. Io so che quella parte d'Italia che si è in questi anni comportata capendo e accogliendo, è quella parte che vede nei migranti nuove speranze e nuove forze per cambiare ciò che qui non siamo riusciti a mutare. L'Italia in cui è bello riconoscersi e che porta in se la memoria delle persecuzioni dei propri migranti e non permetterà che questo riaccada sulla propria terra.

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giovedì 7 maggio 2009

“GRIDA FORTE CHE TUTTI TI SENTANO”: ALLESTITA DAL 4 AL 25 MAGGIO PRESSO L’ARCISPEDALE S. MARIA NUOVA


ALLESTITA DAL 4 AL 25 MAGGIO PRESSO L’ARCISPEDALE S. MARIA NUOVA L’INSTALLAZIONE “GRIDA FORTE CHE TUTTI TI SENTANOMostra itinerante già presentata nelle piazze della città in occasione del marzo 2008.
Associazione NONDASOLA donne insieme contro la violenza - www.nondasola.it
L’Associazione NONDASOLA continua a richiamare l’attenzione sul grave problema della violenza alle donne portando oggi il messaggio all’interno della struttura ospedaliera cittadina.
Le ricorrenze non bastano più, ogni giorno è utile per parlare di contrasto alla violenza di genere. La violenza alle donne è un problema mondiale e Reggio Emilia non ne è esente. Spesso si parla di violenza davanti a gravi avvenimenti di cronaca tramite il freddo racconto dei fatti, noi vogliamo indagare sul prima, sulla quotidianità che sottovaluta i segnali della violenza.
L’Azienda Ospedaliera S. Maria Nuova accogliendo e sostenendo la nostra “denuncia”, ci aiuta a far arrivare a tante persone, informazioni e messaggi di solidarietà concreta. Nell’ingresso dei Poliambulatori, al 1° piano negli atrii di accesso ai reparti e al Pronto Soccorso (luogo coinvolto direttamente nell’accoglienza e prima cura di donne che hanno subito violenza fisica), saranno esposte immagini di ”finestre aperte sulla violenza contro le donne”: fotografie che “rubano” momenti di vita quotidiana, con “frasi” sentite mille volte e di per sé denigratorie e offensive, che spesso preludono a violenze più gravi. Materiale informativo dell’Associazione, anche in altre lingue, sarà a disposizione per saperne di più, per sapere e far sapere che le donne non sono sole e che le volontarie e le operatrici dell’Associazione NONDASOLA danno ascolto e sostegno alle donne che trovano la forza di dire basta alla violenza.
L’ Associazione è un “servizio” nel sociale che si aggiunge alla realtà reggiana così fitta di luoghi di attenzione per le persone, i frequenti episodi di violenza di genere hanno reso indispensabile il centro antiviolenza che per questo va sostenuto e conosciuto.
Questa iniziativa è rivolta anche a quegli uomini che violenti non sono, perché non siano indifferenti, si indignino maggiormente e si adoperino a sensibilizzare altri uomini che agiscono comportamenti offensivi e violenti contro le donne. Oggi più che mai è difficile combattere contro le frasi “da bar” denigratorie e offensive nei confronti di donne, madri, sorelle, mogli, e amiche, ma chi le pronuncia deve sapere che anche questa è violenza e in questo modo si alimenta la cultura della sopraffazione e della prepotenza che può portare a comportamenti di violenza estrema e forte disagi nella crescita dei bambini e ragazzi che assistono. Tutti gli uomini: padri, fratelli, amici, mariti, compagni devono imparare ad avere relazioni con le donne di rispetto e pari dignità: questo è il messaggio che vogliamo fare arrivare a tutti.

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giovedì 23 aprile 2009

La squadra dl cuore del premier. Letteronze ed ex attrici a Strasburgo

di Lidia Ravera (da: L'Unità on line)

Leggo sui giornali: «In campo troniste, veline e letteronze, arrivano i volti nuovi di Silvio». Guardo la fotografia a colori che correda il testo: quattro signorine scollacciate con sorrisi standard, pose sexy, carni in mostra, spalle gambe decolté. Sono ex-attrici di «Incantesimo». Ex star del Grande Fratello, letteronze (mi sembra una parolaccia ma forse no, forse invece è una qualifica pregiata e soltanto io non lo so, non mi aggiorno mai abbastanza).

Leggo, l’articolo di Francesco Bei che parla di una «tre giorni di formazione politica» in cui, insieme ad alcune «deputate collaudate», le giovanotte vengono iniziate ai misteri della politica. Saranno alcune di loro, pare, a rappresentare il nostro Paese al Parlamento europeo, proposte dal partito di maggioranza in quanto «volti giovani, facce nuove». Lo scopo sarebbe di «dare un’immagine rinnovata del Pdl in Europa». Parole di Berlusconi.Leggo, guardo. Provo a buttarla a ridere, come s’è fatto tante volte, tutte le volte che abbiamo commentato, in pubblico,in privato, la weltanschaung del Presidente del Consiglio: uomini potenti e competitivi, con molti soldi e senza troppi principi a intralciare il meccanismo dell’accumulazione più donne di complemento, ornamentali da esibire, sexy da possedere, giovani da comprare. Donne come oggetti effimeri (quando i requisiti estetici richiesti appassiscono vengono defenestrate) di corteggiamenti narcistici: più te ne ronzano attorno più sei «arrivato». Donne come yacht, come ville miliardarie, come Ferrari Testa Rossa, status symbol di una classe dirigente che non ama i libri, non capisce l’arte, non conosce la musica, ma la F…sì, quella la onora sempre. Lei, la «sacra sineddoche» (una parte per il tutto), che, unita alla squadra del cuore, popola l’immaginario e il tempo libero di quella nuova borghesia raccogliticcia e senza storia che governa l’Italia. Provo a convincermi che devo buttarla a ridere, che non è grave, questa ennesima «carica delle soubrettes». Mi dico: ma dai, non ti sei fatta due risate il 26 aprile del 2007, quando B. alla cerimonia per la consegna dei Telegatti disse alla signorina Yespica «con te andrei dovunque» ( si discettava, mi pare, di ritirarsi in isole deserte) e, nel giro di pochi indimenticabili minuti, sentenziò «la Carfagna...guardatela, se non fossi già sposato me la sposerei»? Hai riso no? E adesso perché non ridi più, ti è peggiorato il carattere? Che sarà mai se qualche Elena Russo, Evelina Manna o Camilla Ferranti sono state raccomandate, sostenute o imposte da B. e dai suoi... non lo sai che da alcuni millenni le donne possiedono soltanto quella forma (transitoria) di potere lì, il potere della bella ragazza, capace di frullare l’ormone testicolare maschile e promettergli soddisfazione in cambio di solidi vantaggi? Lo so, ma il problema non è la chimica dell’accoppiamento, o il libero mercato del desiderio. Il problema è che B., invece di sposarsela, la signorina Carfagna l’ha fatta Ministro. Il problema è che , cito da intercettazione telefonica, nello spingere il prodotto Manna Evelina, ha detto: «io sto cercando di avere la maggioranza in senato e …questa Evelina Manna può essere…perché mi è stata richiesta da qualcuno con cui sto trattando». Il problema è che, noi, noi donne, vecchie o giovani, belle o brutte, colte o ignoranti, intelligenti o oche, tristi o giulive siamo stanche di essere valorizzate soltanto come merce di scambio, di esistere soltanto in quanto corpi da calendario, di vederci passare avanti, secondo un copione che pare inevitabile, quelle che ci stanno, quelle che lo fanno, quelle che hanno le misure giuste e l’ opportuna avidità, o presunzione o cinismo o disprezzo per le istituzioni. Possibile che non ne esista una, una sola, fra le giovanotte di coscia lunga, brave a ballare e a cantare, che, alla proposta di un posto in qualche Parlamento europeo o mondiale, dica, per una volta: «No, grazie»? Alla lunga è avvilente. È avvilente non che le liste elettorali del centro destra pullulino di belle figliole, ma che, costoro, siano state, compattamente, rimorchiate nel retropalco del Gran Varietà televisivo.Anche Debora Serracchiani è giovane e ha un bel musetto,ma si è messa in luce facendo politica, ha convinto con le sue parole, ha avuto il coraggio di attaccare la dirigenza del Pd, ha in testa un progetto, vuole che questo progetto si affermi. Si rinnova così, l’immagine di un partito. Accettando le critiche, valorizzando le intelligenze femminili, spesso più concrete e meno coinvolte negli opportunismi del potere. Non si rinnova l’immagine di un partito ingaggiando un tot di figuranti di bell’aspetto, come se al Parlamento Europeo dovesse andare in scena una commedia. E il Pdl fosse una compagnia di giro e Silvio Berlusconi l’impresario. O il capocomico.

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domenica 29 marzo 2009

Intervista ad Enzo Grappi sulla situazione economica reggiana

Interviste di Reggio Fahrenheit, 1
Intervista ad Enzo Grappi - già Responsabile dell'Osservatorio Economico Provinciale - sull'economia reggiana (a cura di Dino Angelini)

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domenica 8 febbraio 2009

Sull’assenza dei giovani dal presidio di ieri sera, 7.2.’09, a Reggio Emilia

di Dino Angelini
promosso dalla GCIL e dalle altre sigle che vedete nei post precedenti, sollecitato con un tam tam incentrato sul web e sui cellulari, ha visto la partecipazione di un nutrito numero di persone, fra le quali però spiccava la quasi totale assenza di giovani.
Ed è sul rischio della frattura intergenerazionale che vorrei incentrare il mio intervento, dando per scontato che condivido con tutti voi l’angoscia per le sorti della democrazia italiana, a seguito dei proclami golpisti che nella giornata di ieri ha fatto il presidente Berlusconi.
La domanda che mi faccio è questa: quali sono i motivi dell’assenza, ormai purtroppo consueta, dei giovani alle nostre manifestazioni? Sono essi il segnale di un loro disamore per le ragioni della sinistra? o più prosaicamente vanno ricondotti allo scarso appeal che questa sinistra mostra di avere ai loro occhi?

A mio avviso una parte (consistente) della risposta a questo interrogativo va ricercata nella nostra scarsissima propensione a metterci nei loro panni sulle questioni di tipo esistenziale connesse al precariato e, prima ancora, alle modalità attuali di ingresso nel mondo del lavoro.
Mi sono interessato, come psicologo dell’adolescenza di questi problemi e rimando a questo scritto coloro che fossero interessati ad approfondire il tema da un punto di vista psicologico: http://www.lacosapsy.com/fineadolesc.htm - Vorrei riprendere qui solo un aspetto della questione, diciamo uno di quelli più politici, nella speranza che gli amministratori di sinistra che avranno la ventura di leggermi comprendano gli esiti, a mio avviso esiziali, connessi alla precariarizzazione ed alla esternalizzazione del lavoro. È noto che - in parallelo con quanto avviene nei settori produttivi - le nostre istituzioni, in base a leggi che sono state promosse negli anni scorsi anche dalla sinistra, possono assumere o decentrare brevi manu porzioni ormai consistenti dei servizi e dei lavori infrastrutturali loro affidate. In entrambi i campi ciò significa costringere i giovani in uno stato di dipendenza, disarticolare le loro propensioni a vivere la dimensione collettiva dei loro problemi e, psicologicamente, comprimerli sine die in una condizione di post-adolescenti mai compiutamente adulti, e cioè autonomi e capaci di assumere con spirito critico una loro posizione sui problemi della polis (come giustamente auspicano Zagrebelsky e gli altri firmatari dell'appello "Rompiamo il silenzio").
Su questa modalità discrezionale di riconfigurazione del mondo del lavoro, si è andata solidificando nel tempo anche nelle nostre istituzioni di sinistra, una modalità clientelare di assunzione e di appalto che finisce o con il corrompere le coscienze dei giovani, costretti a vendere le loro coscienze pur di avere un posto, o con il sedimentare nelle menti dei migliori fra essi l’idea che la politica è una cosa sporca e che “tanto sono tutti uguali”.
Io - che sono pugliese d’origine, e che già conoscevo questo modo democristiano di operare nella sfera pubblica – penso che ci troviamo di fronte ad una pugliesizzazione delle nostre amministrazioni. E non è un caso che i più abili fra i nostri homines novi che guidano la cosa pubblica reggiana siano dei cattolici.


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lunedì 15 dicembre 2008

Auguri a chi crede ... (ovvero: i nostri auguri)

auguri a chi crede che donne e uomini abbiano gli stessi diritti
auguri a chi crede che non ci sia pace senza giustizia sociale
auguri a chi crede che la vita debba essere felice “in terra”
auguri a chi crede che la famiglia sia dove c’è amore e rispetto
auguri a chi crede che offendere la dignità delle persone sia “peccato”
auguri a chi crede che non dare casa e lavoro a chi non ha nulla , sia peccato
auguri a chi crede che non “vedere” le mafie sia peccato
auguri a chi crede che la guerra sia peccato e non sia mai “giusta”
auguri a chi crede che ribellarsi alle ingiustizie sia un dovere di tutti gli individui
auguri a chi crede che pensare solo al proprio interesse sia peccato
auguri a chi crede che sia possibile non credere in nessun dio

auguri a chi cerca di vivere nella giustizia e nella pace,
qui e ora, per sé e per gli altri!!!

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venerdì 5 dicembre 2008

da "L'informazione di Reggio" di Domenica 30 novembre '08




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mercoledì 19 novembre 2008

Reggio Emilia: I tre video della pubblica lettura di Gomorra, di R. Saviano, dell'8.11.08

facciamo la voce ….. Grossa

“Gomorra”,il libro che denuncia le trame mafiose,

ci sottrae dall’oblio

e ci dice che il silenzio può distruggere il nostro futuro democratico!

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giovedì 13 novembre 2008

la pubblica lettura di Gomorra di sabato 8 novembre




























































facciamo la voce … Grossa

sabato 8 novembre in piazza Casotti per una
“ lettura di pubblica denuncia”
Ancora una volta la forza delle parole fa paura, e alla paura rispondono con la violenza. Tutte le dittature sanno che ogni individuo, se sottratto all’oblio, è capace di riprendersi la propria libertà di pensiero, per questo combattono contro ogni forma di “conoscenza”. Lo scrittore Roberto Saviano, come un giovane partigiano” non ci ha pensato due volte ad usare la forza delle sue parole per raccontare gli “orrori” della sua/nostra terra, ma per questo ora vive sotto scorta, perché rischia la vita. A lui va tutta la nostra riconoscenza e solidarietà che esprimiamo leggendo ad alta voce, le parole da lui scritte.

La libertà di pensiero e di informazione è sancita dalla Costituzione. Quella Costituzione, nata per il coraggio di chi, anche nella nostra città, si è ribellato a ingiustizie e illegalità, quella Costituzione che oggi si vuol far tacere. Ma noi sappiamo bene che la Sua forza sta nella difesa dei più deboli per una società solidale, ideali raggiungibili attraverso legalità e giustizia sociale.
Il conto torna! Le “mafie” non vogliono né l’una né l’altra!

“Gomorra”,il libro che denuncia le trame mafiose, non solo ci sottrae dall’oblio ma ci dice che il silenzio può
distruggere il nostro futuro democratico.

Da più parti d’Italia si sta alzando la voce indignata della società civile organizzando una miriade di luoghi per la lettura del libro di Roberto Saviano: “Gomorra”, anche Reggio si unisce quasi come se la “voce fosse una sola”, perché nessuno pensi che il problema sia altrove. No! nessuno è immune.
Aggiungi la tua voce:
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